Il Diritto di Cambiare
La sinistra non piange per la sconfitta elettorale, ma perché non accetta di perdere pezzi di potere: feudi, roccaforti, architravi burocratici, incroci di interessi e di influenze. È il nocciolo oscuro dello Stato, lì dove passa il controllo profondo e radicato, perché la politica passa, ma quella ragnatela di funzionari che si tramanda spesso di generazione in generazione è perfino più antica della democrazia.
L’Ottimato
È la consorteria degli ottimati. Il Pd, in particolare, la considera in qualche modo la sua gente. È la vera base del consenso, che poi si allarga e scende nelle ramificazioni territoriali. È lì che il Partito democratico si riconosce, si specchia, si sente a casa. La rivendicano come una sorta di aristocrazia. È come dire: lo Stato siamo noi. Noi e non gli altri. Noi i migliori, noi i legittimi, noi che apparteniamo alla gens giusta. Noi dello stesso cerchio. Gli altri sono vissuti come usurpatori, imbucati, intrusi.
Merito e Appartenenza
Ora tutto questo non ha a che fare solo con il merito. È chiaro che in questa schiatta c’è anche gente in gamba, ma non basta. L’elemento cruciale resta l’appartenenza. È lo stare con noi. Non è un aspetto irrilevante, perché porta un messaggio implicito importante: se scegli la parte «giusta» sai dove porta la strada. Non devi camminare controvento.
Reazione all’Alternanza
È per questo che ogni volta che sulla scacchiera di questo potere diffuso cade un pezzo la reazione è di stupore e indignazione. Ma come? È una bestemmia. Si insiste sul carattere quasi dissacratorio della sostituzione. Nicola Magrini, direttore generale dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, è uno dei simboli della lotta al Covid; Giovanni Legnini, commissario straordinario al post terremoto, viene difeso dai vescovi e diventa un martire di una nuova partitocrazia. Non importa che Legnini sia comunque espressione di un partito; La sua parte è legittima.
Lo Spoils System
La nuova parola d’ordine è fermare lo «spoils system».